Adrenalina, gore e infiltrazioni filosofiche dominano il film.
Se in 28 Anni dopo c’era una ricerca di “vivere e non solo sopravvivere”, qui sopravvivere è un privilegio; ci si immerge in un mondo distopico colonizzato da “squali”.
Le prime scene, lente ma letali con un concentrato di splatter e jumpscare (che perdurano per tutto il film), che mette in difficoltà persino chi ha lo stomaco più forte.
Una prima parte che mette subito in chiaro che questo Sequel è fuorviante e sanguinolento.
Spike non cerca più una cura per sua madre, né ha speranze di rivedere Kelson, questo è un mondo per mostri, non per ingenui ragazzini, e questo gli viene sbattutto in faccia soprattutto dall’assurdo gruppo di “satanisti” comandati da “Sir Jimmy Crystal”, un sopravvissuto che ha perso il senno della ragione e con un complesso di onnipotenza che cerca “il grande caprone”.
Il film ha contaminazioni provenienti non solo dal suo antenato “28 giorni dopo”, con i rimandi della stessa tensione, ma anche di “On the Road” di Jack Kerouac; che continua a influenzare tutto il panorama distopico e soprattutto il trope post-apocalittico sugli zombie. (Esempio: “The last of us” per i videogiochi e il film “Cargo”).
Ci sono delle figure e archetipi e rimandi filosofici e biblici potenti:
Kelson: “lo scienziato pazzo”, colui che come “il giullare di corte” sembra non ragionare ma è il personaggio che ha un piano seppur ai limiti della follia, GENIALE.
Samson condivide il percorso insieme a Kelson come La Creatura con il suo Dr. Frankestein. Infatti le creature che vediamo in questo nuovo capitolo della saga, gli zombie, sono evoluti e hanno una gerarchia similare a quella di un mondo preistorico.
L’apocalisse è arrivata e il mondo sembra tornare indietro.
Gli sbagli vengono compresi solo quando è troppo tardi, con le soluzioni annesse.
E se a ogni azione corrisponde una reazione, i due inneschi del gruppo di Jimmy e Il Dottor Kelson, con la miccia vagante Spike esploderanno con il sottofondo degli Iron Maiden danno vita al film; ma lo faranno veramente solo dalla seconda parte in poi, dopo un lento inizio.


