L’ascesa di Horus di Dan Abnett

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L’ascesa di Horus di Dan Abnett, pubblicato da Panini Comics, è molto più di un semplice romanzo di fantascienza: è l’atto di nascita epico e tragico dell’universo narrativo di Warhammer 40.000.

Questo è stato il primo romanzo di Warhammer che ho letto, e l’impatto con la lore è stato tanto impegnativo quanto affascinante. La prima metà del libro richiede una certa attenzione: il mondo narrativo è vasto, denso di termini, gerarchie e dinamiche che non vengono sempre spiegate in modo diretto. In più di un’occasione mi sono dovuto aiutare con il web per orientarmi meglio all’interno dell’universo di Warhammer. Superata questa fase iniziale, però, il testo diventa via via più scorrevole e coinvolgente, fino a trasformarsi in una lettura estremamente appassionante. Anzi, proprio questa complessità iniziale ha finito per accrescere il mio interesse verso la lore, spingendomi a voler approfondire ulteriormente.

In questo contesto emerge con forza Garviel Loken, uno dei personaggi per me più riusciti del romanzo. Loken rappresenta la coscienza morale della storia: un guerriero capace di interrogarsi, di dubitare e di osservare il mondo che lo circonda con lucidità critica. Attraverso la sua psicologia equilibrata e profondamente umana, il lettore percepisce il contrasto tra l’ideale dell’Imperium e la realtà di un sistema fondato sull’obbedienza assoluta. Le sue riflessioni sul dovere, sulla verità e sul senso della guerra rendono la tragedia futura ancora più dolorosa e inevitabile.

Nella seconda parte del romanzo però il fulcro emotivo del romanzo si sposta su Horus Lupercal, ritratto come un leader straordinariamente credibile. Abnett ne offre un’analisi psicologica raffinata: Horus è carismatico, empatico, capace di ascoltare e di ispirare lealtà dei suoi uomini. Combatte al loro fianco e si assume il peso delle decisioni, guadagnandosi un rispetto sincero. Proprio queste qualità, tuttavia, ne costituiscono la fragilità più profonda: il bisogno di essere all’altezza delle aspettative, il desiderio di approvazione e la fiducia riposta negli altri diventano il terreno su cui germoglia il dubbio. È questa umanità a trasformare L’ascesa di Horus in una vera tragedia classica mascherata da space opera.

Un inizio magistrale per la saga dell’Eresia di Horus: epico, malinconico e sorprendentemente umano. Una lettura che, pur richiedendo un po’ di pazienza iniziale, ripaga ampiamente e accende una forte curiosità verso l’immenso universo di Warhammer 40.000.

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