Dopo sette anni di esilio cinematografico, un’eternità per una galassia che un tempo dominava il botteghino, Star Wars torna a casa. L’uscita di The Mandalorian & Grogu non è solo un evento cinematografico; è la risposta di Lucasfilm al quesito che ci attanaglia dal 2019, può la saga sopravvivere senza il nome Skywalker? La risposta è un ruggito di motori subluce che poggia sulle spalle di un duo ormai leggendario.
Dallo Streaming all’Epica, Un Salto Necessario
Il passaggio da quella che doveva essere la “Stagione 4” al formato lungometraggio non è stato un semplice rebranding commerciale, si può percepire immediatamente una densità cinematografica diversa. La regia respira a pieni polmoni supportata da una fotografia monumentale e da un compatto effetti speciali impeccabile.
L’incipit sul pianeta nevoso è una dichiarazione d’intenti, vedere Din Djarin e il piccolo Grogu, ora ufficialmente padre e figlio, maestro e apprendista, irrompere durante un’estorsione imperiale ci ricorda perché ci siamo innamorati di loro. Ma è lo scontro con i camminatori AT-AT a rubare la scena. In un’epoca di soluzioni narrative pigre, il film sceglie la logica tattica: abbattere i colossi d’acciaio non richiede miracoli della Forza, ma l’ingegno di un cacciatore che sfrutta il terreno accidentato e crea esplosioni e frane mirate, un richiamo alla battaglia di Hoth, ma con una consapevolezza fisica che rende l’azione tangibile e sporca.
Il Ritorno di Rotta e il complotto di Shakari
La vera “sorpresa” per i conoscitori della lore è il ritorno di Rotta, il figlio di Jabba visto nel film animato di Clone Wars. Ritrovarlo cresciuto su Shakari, lontano dal lusso di Tatooine e impegnato a combattere nelle fosse per onorare un debito, è un colpo di genio narrativo, Rotta rappresenta l’antitesi di suo padre: un lottatore che cerca il riscatto per uscire dall’ombra criminale di Jabba.
La trama si infittisce quando scopriamo che il signore della guerra Janu, in realtà il Comandante Janu Coin sotto mentite spoglie ha trasformato l’ultimo incontro di Rotta in una “Battle Royale” mortale. L’alleanza tra il Mando, Rotta e una vecchia conoscenza come Zeb Orrelios (finalmente in azione a piena potenza) regala momenti di puro spettacolo. Tuttavia, la scelta di Din di liberare Rotta invece di consegnarlo agli Hutt scatena una reazione a catena che ci porta dritti su Nevarro, sotto il mirino del letale cacciatore di taglie Embo.
Inversione di Ruoli: Grogu e l’Eco di Dagobah
Il terzo atto è il cuore pulsante del film. La cattura di Din e il suo duello mortale contro un Serpente Drago ci mostrano un eroe vulnerabile. La vera magia avviene durante la convalescenza di Din: ferito dal veleno della zanna del mostro, l’uomo viene salvato dal suo apprendista.
Vedere Grogu prendersi cura del padre, supportato dagli Anzelliani, non è solo “fan service” ma un ribaltamento profondo: il giovane che protegge il vecchio. Le atmosfere palustri e la cura medica richiamano con forza le vibrazioni di Yoda su Dagobah, completando il cerchio emotivo del loro legame. La battaglia finale, con l’intervento dei caccia bombardieri della Nuova Repubblica che radono al suolo il palazzo degli Hutt, chiude i conti con un’esplosione di catarsi visiva.
Un film “Devastante”… ma in un vicolo cieco?
Tecnicamente, il film è inattaccabile. Tuttavia, da critici dobbiamo porci una domanda scomoda. Ho definito questa pellicola “stupenda ma statica”. Nonostante l’adrenalina, il film sembra soffrire di una strana timidezza narrativa rispetto al futuro della saga.
In un’opera che doveva fare da apripista al “Mando-Verse” cinematografico, l’assenza di riferimenti al Grande Ammiraglio Thrawn o una scena post-credit che collegasse i fili con Ahsoka lascia un retrogusto di incompiutezza. L’Impero, nonostante l’ottimo incipit, svanisce troppo presto per lasciare spazio ai sindacati criminali, che per quanto ben caratterizzati, appaiono come un diversivo rispetto alla vera minaccia che incombe sulla Galassia.
Il Verdetto
The Mandalorian & Grogu è una lettera d’amore al cinema di genere, un’esplosione di colori visivamente perfetta e narrativamente ottima che riesce a tenerti incollato allo schermo, un western spaziale che sa emozionare e stupire, comico e divertente ma mai ridicolo. Forse il miglior Star Wars visivo degli ultimi dieci anni. Tuttavia, la sensazione è quella di aver mangiato un antipasto gourmet delizioso, mentre eravamo stati invitati a un banchetto che doveva cambiare le sorti della galassia.


