Batman, Una Brutta Giornata – L’Enigmista

Doverosa è la premessa che connette questo volume ad un’opera storica del fumetto, in particolare nel panorama della DC Comics. Chi ha dimestichezza con le imprese del Cavaliere Oscuro sa perfettamente che il riferimento è diretto a Batman: The Killing Joke. Alan Moore con Brian Bolland ha dato vita alle tavole che raccontano come una brutta giornata possa cambiare la vita di un uomo. Oggi Tom King e Mitch Gerads si fanno carico di questo retaggio per rendergli omaggio e, allo stesso tempo, per approfondire la brutta giornata dei più iconici nemici di Batman dedicandogli una storia ciascuno.

L’Enigmista

La trama di questo primo volume pubblicato da Panini Comics è dedicata all’Enigmista. Villain di recente protagonista anche sul grande schermo grazie a The Batman che però qui compie un’evoluzione di grande spessore. Tom King ci racconta come il passato e il presente siano profondamente connessi nella psiche dell’Enigmista. Ricordi, azioni e suggestioni si susseguono alternate tra tavole che Mitch Gerads dipinge di arancione o di verde. Due colori che in questa storia caratterizzano il passato (arancione) e il presente (verde).

Scopriamo che Edward Nygma, l’Enigmista, ha complottato con il Joker alle spalle del Commissario Gordon e di sua figlia Barbara. Lo vediamo compiere uno spietato omicidio con l’unico scopo di attirare l’attenzione di Batman. E infine tocchiamo con mano il cinismo di un gioco mortale che ci commuove e ci fa arrabbiare.

Tom King non sbaglia un colpo

Anche in quest’opera, che ha già il sapore di un grande classico, Tom King riesce a mettere tutto se stesso e tutta la sua dimestichezza nel definire i tratti della psiche umana sotto stress. Leggendo e scoprendo il gioco di Edward ci arrabbiamo, ci stupiamo ed entriamo in relazione con tutti i sentimenti e le emozioni di chi recita la sua parte di storia.

Percepiamo la paura, il rimorso, la rabbia e tutta la frustrazione che chi vive attorno alla vittima subisce. La morte crea un vuoto ed un silenzio che subito vengono colmati dal dubbio, dalla reazione e dallo sbandamento che l’autore conosce bene e che sa trasmettere con una precisione ed una naturalezza senza pari.

Tutto quello che le parole non riescono a dire, ma che serve allo sguardo, viene rappresentato da Mitch Gerads con massima adesione alla scena immaginata dall’autore.

In conclusione

Si tratta di un volume che consiglio a tutti. Non ci sono barriere interpretative che possano ostacolare questo capolavoro e la sua accessibilità ad un pubblico molto ampio. Certo, chi conosce bene l’autore troverà conferme di qualità e continuità enormi.

Chi invece, dopo aver letto The Killing Joke (che menzionavo all’inizio di questo articolo), avesse ancora dei dubbi sul fatto che una brutta giornata potesse trasformare anche un uomo buono in un assassino… beh, ora scoprirà forse che il Joker di Alan Moore non era totalmente pazzo.

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